Monti è già impaludato nel Palazzo, si rafforza il partito del voto subito

Massima confusione: il nuovo governo non vede ancora la luce. Mario Monti si consegna a un estenuante processo di consultazioni tra forze politiche e sindacali (dai partiti dello 0,2 per cento fino a Cgil e Confindustria) mentre lo spread torna a salire e la Borsa a calare. Cerca il “consenso generale”, Monti, ma si è ovviamente impaludato “nel consultare tutte le tribù” (copyright Maurizio Gasparri), compresi singoli deputati.
21 AGO 20
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Massima confusione: il nuovo governo non vede ancora la luce. Mario Monti si consegna a un estenuante processo di consultazioni tra forze politiche e sindacali (dai partiti dello 0,2 per cento fino a Cgil e Confindustria) mentre lo spread torna a salire e la Borsa a calare. Cerca il “consenso generale”, Monti, ma si è ovviamente impaludato “nel consultare tutte le tribù” (copyright Maurizio Gasparri), compresi singoli deputati. Ai due maggiori partiti, il Pd e quello berlusconiano, tocca oggi. Ma l’impasse di Monti si conferma, tra il Pdl che vorrebbe Gianni Letta o soltanto tecnici e il Pd che presenta invece una lista di sottosegretari tutti politici ma non vuole Letta; tra il Pd che vuole nel programma la riforma elettorale e il Pdl che chiede solo provvedimenti economici; tra la lettera della Bce che prescrive la riforma delle pensioni e la Cgil che minaccia lo sciopero generale.
“Così non funziona”, ammettono in privato persino alcuni amici del capo dello stato. Anche il più convinto sostenitore dell’intera operazione, Pier Ferdinando Casini è impaziente. “Monti e il presidente Napolitano dovrebbero decidere da soli mettendo i partiti di fronte al fatto compiuto. Non possiamo aspettare venerdì per votare la fiducia”, dicono dalle parti dell’Udc.
Questo mentre il calo della Borsa e i rendimenti dei Btp in rialzo contribuiscono a rafforzare, all’interno del Pdl e della Lega, il partito delle elezioni subito. Roberto Maroni, sempre più leader di una Lega in difficoltà che prova a rifugiarsi in antiche parole d’ordine come “il Parlamento della Padania”, non ha dubbi: “Al voto!”. L’ex ministro Mario Landolfi spiega così la situazione, con agra ironia: “La glaciale accoglienza riservata dai mercati al premier in pectore Monti ha clamorosamente smentito la drammatica alternativa che da sempre precede ogni rapina che si rispetti, e che in questi giorni ha giustificato il licenziamento senza elezioni del governo Berlusconi: o la Borsa o… Lavitola”.